Pagare una tassa o un’imposta già risulta fastidioso di suo, figuriamoci pagare doppi importo. Nelle bollette del gas sembrerebbe si paghi doppiamente l’iva. Ma perché? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Con tutta probabilità avrai notato come nelle bollette del gas siano calcolate spesso 2 distinte percentuali relative all’IVA.

Già pagare di suo una tassa o un’imposta può risultare fastidioso per certi punti di vista, figuriamoci pagarne una, ma il doppio.

Ma per quale assurdo motivo viene calcolata doppiamente l’iva sulle bollette del gas?

L’IVA, imposta sul valore aggiunto

L’imposta sul valore aggiunto, più comunemente chiamata e conosciuta con l’acronimo IVA, è una delle 3 imposte presenti nelle bollette del gas.

Le altre sue “compagne di tassazione” sono l’accisa e l’addizionale regionale che hanno un modo totalmente diverso di fatturazione.

Partiamo dal presupposto che l’IVA viene calcolato sul costo complessivo delle spese sostenute dalla fornitura di gas, quindi comprende anche altre voci relative alle imposte.

In secondo luogo il suo valore di applicazione varia in base alla tipologia di utenza, ovvero se la stessa è utilizzata per usi domestici o per altri usi, quindi un’utenza intestata ad una partita IVA.

Per quanto riguarda le forniture domestiche del gas, l’aliquota dell’IVA viene calcolata così:

  • al 10% sui i primi 480 Smc consumati;
  • al 22% sugli altri consumi e quote fisse

Per quanto riguarda invece le utenze aziendali l’aliquota è fissata sempre al 22%. Tuttavia esistono determinate tipologie di aziende che possono usufruire dell’iva agevolata al 10%, come:

  • aziende agricole;
  • aziende utilizzatrici di metano per la produzione di energia elettrica;
  • aziende che utilizzano il gas all’interno di centrali di cogenerazione;
  • imprese manifatturiere ed estrattive.

Ecco svelato il motivo per cui nelle bollette del gas viene fatturata una doppia IVA, in quanto la stessa è suddivisa tra consumi e costi fissi.

Tuttavia, questo metodo, può risultare poco chiaro per i consumatori, che dovrebbero costantemente verificare l’applicazione dell’IVA, soprattutto quando si cambia fornitore.

Difatti, nel passaggio da un fornitore a un altro, il distributore potrebbe tardare nella comunicazione delle letture di cambio fornitore, e quindi di conseguenza al valore annuo di consumo. A seguito di ciò, il fornitore entrante, potrebbe fatturare applicando l’iva al 22%, effettuando un ricalcolo successivamente, una volta entrato in possesso dei dati reali da parte del distributore.

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